Eccomi qui, è da un po' che non scrivo ma credo che l'esperienza appena vissuta vada raccontata.
Sono passate alcune settimane dalla fine del Mondiale ma le emozioni provate sono tantissime ed ancora forti.
Ma facciamo un passo indietro. Iniziamo il raduno il 4 agosto, le temperature non sono decisamente a nostro favore, ma niente e nessuno ci può fermare: l'Italia torna a disputare un campionato mondiale dopo ben 32 anni. L'adrenalina è tanta, l'emozione pure, si percepisce dal primo giorno. Vogliamo far bene, e per far questo dobbiamo allenarci alzando l'asticella, giorno dopo giorno. L'attesa è tanta: l'estate sembra da una parte esser volata, ma dall'altra che vada a rilento in attesa della grande manifestazione.
Che dire, gli allenamenti sono andati molto bene, il clima era sereno con la consapevolezza di aver tempo per lavorare ma allo stesso tempo non troppo. Il raduno non è andato così liscio, ci sono stati vari infortuni tra cui quello di Kace e Sprea, la quale hanno dovuto lasciare il raduno. Per Sprea sarebbe stata l'ultima competizione con la canotta della Nazionale in quanto aveva deciso, ancora prima di cominciare, che si sarebbe ritirata e perché non farlo proprio con una competizione mondiale, da capitana in una città, Berlino, che scopro solo dopo avere il proprio fiume di nome "Sprea". Credo che quello sia stato il momento più brutto del raduno, mi si è stretto il cuore pensare che potesse essere qualcosa di grave... purtroppo è stato così e quindi non ha potuto partecipare alla manifestazione. Sprea è comunque venuta con noi a Berlino, posso solo immaginare quante emozioni contrastante avesse provato in quel momento ma ero felice, eravamo felici, fosse li con noi.
Ma torniamo a noi, il Mondiale si avvicina e l'energia si sente sempre di più. Partiamo per Berlino e al nostro arrivo mi sembra di stare in una bolla. Una bellissima bolla. Tutte le squadre, eccetto l'America era alloggiata in un albergo in centro città, chiuso al pubblico esterno (ecco forse perché "bolla" rende bene l'idea).
Incontrare vecchie compagne di squadra, avversarie, amiche... non ha prezzo! E allora... che il Mondiale abbia inizio.
Girone sicuramente non facile, ma si dice che quando il gioco è duro, i duri iniziano a giocare no? Prima partita contro la Repubblica Ceca, abbastanza fondamentale per noi, per poi incontrare gli Stati Uniti e la Cina. L'esordio è sempre la partita più complicata, tante emozioni che bisogna essere bravi ad incanalarle perché sennò ti divorano. Io personalmente per rimanere "sul pezzo" mi concentro esclusivamente su quello che devo fare in campo... le emozioni forti, leggere, belle o brutte che siano le lascio al post partita. Partita complicata, forse qualche volta ce la complichiamo un po' da sole, ma questo è il bello di una competizione di questo calibro: tutte ovviamente vogliono vincere e si porta a casa la partita chi riesce a stare con la testa lucida dall'inizio alla fine. E così è successo: nonostante tanti alti e bassi siamo riuscite a portarci a casa la partita con la consapevolezza che quando alziamo l'intensità e giochiamo la nostra pallacanestro non ce n'è per nessuno.
Però in una competizione come questa non si ha il tempo di pensare troppo alla partita finita perché praticamente ogni giorno si gioca. Nel nostro caso un giorno di riposo e poi si riprende alla volta dell'America. Onestamente, chi avrebbe pensato ad una partita del genere? Forse noi sì, sapevamo di non aver niente da perdere, la pressione era della loro parte, ma comunque davanti hai sempre una signora squadra. Partenza molto forte nostra per poi subire subito un contro parziale, ma, come era successo anche alla partita di esordio, questa squadra ha tanto, ma tanto cuore riuscendo nelle difficoltà a rimettersi in carreggiata e giocarsi la partita a testa altissima.
Giocare contro una delle squadre più forti al mondo, se non la più forte è stato un vero privilegio. Avevamo incontrato gli USA anche nel torneo di qualificazione al mondiale, ma le partite sono state completamente opposte a testimonianza del fatto che il nostro percorso, sia personale che collettivo è andato sempre in crescendo.
Il nostro sport è bello perché nonostante sulla "carta" si possa pensare ad un risultato ovvio, così non lo è: si parte sempre 0-0 e, se gioca fino alla fine e il risultato nella maggior parte delle partite punto a punto si decide su episodi, episodi che possono andare a tuo favore, come non. Un canestro che balla sul ferro e non entra, non fallo non fischiato o chiamato contro la tua squadra. Il basket è un gioco di errori e alla fine vince chi ne commette di meno.
Siamo arrivate ad un passo per fare qualcosa di ancora più grande, ma il punteggio finale ha visto l'America vincere di 3 punti, ovvero un possesso, questo a significare quanto i dettagli siano fondamentali, soprattutto quando si alza il livello e la posta in gioco.
Il giorno dopo ci aspetta la Cina. La partita con la Cina, beh... da non ricordare: non siamo scese in campo, probabilmente avevamo speso tante, forse troppe energie mentali e fisiche il giorno prima, ma nonostante ciò ogni partita, soprattutto le sconfitte, ci deve insegnare qualcosa. Questa partita in termine di classifica ci avrebbe cambiato il percorso a partire dagli ottavi perché, invece di arrivare seconde del girone, siamo arrivate terze, ma sappiamo che per arrivare lì in alto bisogna giocare contro tutte e vincere tutte le partite.
Il nostro ottavo di finale è alla volta dell'Australia, squadra molto completa e efficace nelle cose che fa, ma sapete meglio di me che in una partita secca che vale il posto nelle prime otto squadre nel mondo tutto può succedere.
L'inizio non è dei migliori, scivoliamo quasi subito sotto la doppia cifra di svantaggio. Nei primi minuti di partita si fa male il loro punto di riferimento, Ezi Megbegor, ragazza super con la quale ho avuto l'onore di essere premiata nel quintetto della manifestazione del mondiale u17 nel 2016, l'estate in cui arrivammo seconde e loro vinsero l'oro con Ezi premiata MVP. La squadra australiana si è compattata arrivando a toccare il +26. Cosa c'è passato per la testa in quel momento? Tante, tantissime emozioni contrastanti. Per il percorso che avevamo fatto non potevamo chiudere un mondiale in quel modo, ci siamo ricompattate, all'intervallo ci siamo guardate negli occhi e ci siamo dette che non era finita, la partita era lunga, ma solo Noi dovevamo crederci per mettere in campo tutto quello che avevamo per uscire dal campo a testa alta, anzi altissima.
Così è successo, abbiamo iniziato a recuperare fino alla tripla di Vittoria che ha fatto esplodere il palazzetto e la nostra panchina. Gli ultimi minuti e istanti della partita sono stati "tremendi", passatemi il termine. Il tempo non passava mai, dalla panchina incitavamo con tutta la voce che avevamo per dare il nostro supporto, non ci volevamo credere per tutto quello che stava succedendo, sembrava irreale.
Ma purtroppo questa volta non possiamo usare il termine "è bene quel che finisce bene" perché così non è stato. Abbiamo "sprecato" tanto per arrivare a quel punto, ma l'inerzia era tutta dalla nostra parte e se la partita fosse durata qualche minuto in più, sono sicura che l'avremmo portata a casa.
-2 con poco meno di 5 secondi sul cronometro. Fra Pasa entra in campo: con la sua velocità solo lei può fare un Coast-to-coast è prendersi un tiro ad alta percentuale. Prende la palla, noi dalla panchina viviamo quegli eterni 5 secondi in apnea. Fra accelera e arriva sotto canestro per un terzo tempo di sinistro, il suo tiro. La palla danza sul ferro e senza rendercene veramente conto, viene sputata dal ferro.
Non è possibile, questa foto penso che parli letteralmente da sola, ma questo è il bello e il brutto nel nostro sport, quei famosi episodi di cui parlavo prima. E' stato ancora più incredibile rivederlo sui social, continuavamo a rivederlo sperando che la conclusione di quel tiro andasse dentro l'anello, ma così ovviamente non è.
A mente fredda posso e possiamo domandarci: e se non fossimo scivolate a -26 sarebbe cambiato qualcosa? E se non si fosse disputato quella partita contro l'America? E se quell'ultimo canestro fosse entrato? ...con i se e con i ma purtroppo non si va da nessuna parte, rimane un po' di amaro in bocca per quello che è accaduto, ma anche tanta fiducia per quello che abbiamo fatto e soprattuto la strada che ancora dobbiamo percorrere per crescere sempre di più.
La cosa più bella di questo mondiale? Il calore e l'affetto del pubblico che c'è stato ed abbiamo sentito a Berlino.
L' inno alle nostre partite era qualcosa di eccezionale, a ripensarci mi vengono ancora i brividi.
8mila se non di più persone pronte a supportarci, a cantare l'inno con noi e ad farci sentire la loro presenza: è stato senza ombra di dubbio il nostro sesto uomo in campo.
Abbiamo creato una grande Famiglia, dentro il campo, tutte le ragazze che fanno parte del gruppo, lo staff, chi è venuto fino a Berlino per sostenerci e chi è rimasto a casa incollato alla televisione in "apnea" con noi. Grazie a tutti di cuore, deve essere solo il punto di partenza.
Credo che questo Mondiale abbia trasmesso qualcosa che va oltre al risultato sportivo: la voglia di raggiungere qualcosa che fino a qualche tempo fa sembrava solo un sogno, la grinta e la cattiveria di non mollare mai, la forza di stare sempre pronti anche quando tutto sembra aver preso una piega sbagliata e infine la passione che questo sport ci regala e che trasmettiamo ogni volta che scendiamo sul rettangolo di gioco. Non facciamo morire questo entusiasmo, questo è stato solo l'inizio, abbiamo ancora tanta strada da fare, ma se si fa tutti insieme è ancora più bello.
A presto!