Articoli di giornale

Ma Dè, Sara Madera blog

   Sarà un posto dove condividerò pensieri e parole delle mie esperienze, cestistiche, di vita e di viaggi.  Vi starete chiedendo perché que...

mercoledì 7 ottobre 2026

Mondiale Berlino 2026


Eccomi qui, è da un po' che non scrivo ma credo che l'esperienza appena vissuta vada raccontata.
Sono passate alcune settimane dalla fine del Mondiale ma le emozioni provate sono tantissime ed ancora forti. 
Ma facciamo un passo indietro. Iniziamo il raduno il 4 agosto, le temperature non sono decisamente a nostro favore, ma niente e nessuno ci può fermare: l'Italia torna a disputare un campionato mondiale dopo ben 32 anni. L'adrenalina è tanta, l'emozione pure, si percepisce dal primo giorno. Vogliamo far bene, e per far questo dobbiamo allenarci alzando l'asticella, giorno dopo giorno. L'attesa è tanta: l'estate sembra da una parte esser volata, ma dall'altra che vada a rilento in attesa della grande manifestazione.
Che dire, gli allenamenti sono andati molto bene, il clima era sereno con la consapevolezza di aver tempo per lavorare ma allo stesso tempo non troppo. Il raduno non è andato così liscio, ci sono stati vari infortuni tra cui quello di Kace e Sprea, la quale hanno dovuto lasciare il raduno. Per Sprea sarebbe stata l'ultima competizione con la canotta della Nazionale in quanto aveva deciso, ancora prima di cominciare, che si sarebbe ritirata e perché non farlo proprio con una competizione mondiale, da capitana in una città, Berlino, che scopro solo dopo avere il proprio fiume di nome "Sprea". Credo che quello sia stato il momento più brutto del raduno, mi si è stretto il cuore pensare che potesse essere qualcosa di grave... purtroppo è stato così e quindi non ha potuto partecipare alla manifestazione. Sprea è comunque venuta con noi a Berlino, posso solo immaginare quante emozioni contrastante avesse provato in quel momento ma ero felice, eravamo felici, fosse li con noi.


Ma torniamo a noi, il Mondiale si avvicina e l'energia si sente sempre di più. Partiamo per Berlino e al nostro arrivo mi sembra di stare in una bolla. Una bellissima bolla. Tutte le squadre, eccetto l'America era alloggiata in un albergo in centro città, chiuso al pubblico esterno (ecco forse perché "bolla" rende bene l'idea). 
Incontrare vecchie compagne di squadra, avversarie, amiche... non ha prezzo! E allora... che il Mondiale abbia inizio.
Girone sicuramente non facile, ma si dice che quando il gioco è duro, i duri iniziano a giocare no? Prima partita contro la Repubblica Ceca, abbastanza fondamentale per noi, per poi incontrare gli Stati Uniti e la Cina. L'esordio è sempre la partita più complicata, tante emozioni che bisogna essere bravi ad incanalarle perché sennò ti divorano. Io personalmente per rimanere "sul pezzo" mi concentro esclusivamente su quello che devo fare in campo... le emozioni forti, leggere, belle o brutte che siano le lascio al post partita. Partita complicata, forse qualche volta ce la complichiamo un po' da sole, ma questo è il bello di una competizione di questo calibro: tutte ovviamente vogliono vincere e si porta a casa la partita chi riesce a stare con la testa lucida dall'inizio alla fine. E così è successo: nonostante tanti alti e bassi siamo riuscite a portarci a casa la partita con la consapevolezza che quando alziamo l'intensità e giochiamo la nostra pallacanestro non ce n'è per nessuno. 

Però in una competizione come questa non si ha il tempo di pensare troppo alla partita finita perché praticamente ogni giorno si gioca. Nel nostro caso un giorno di riposo e poi si riprende alla volta dell'America. Onestamente, chi avrebbe pensato ad una partita del genere? Forse noi sì, sapevamo di non aver niente da perdere, la pressione era della loro parte, ma comunque davanti hai sempre una signora squadra. Partenza molto forte nostra per poi subire subito un contro parziale, ma, come era successo anche alla partita di esordio, questa squadra ha tanto, ma tanto cuore riuscendo nelle difficoltà a rimettersi in carreggiata e giocarsi la partita a testa altissima. 
Il finale? Lo sappiamo tutti, abbiamo scritto una pagina della storia.
Giocare contro una delle squadre più forti al mondo, se non la più forte è stato un vero privilegio. Avevamo incontrato gli USA anche nel torneo di qualificazione al mondiale, ma le partite sono state completamente opposte a testimonianza del fatto che il nostro percorso, sia personale che collettivo è andato sempre in crescendo. 



Il nostro sport è bello perché nonostante sulla "carta" si possa pensare ad un risultato ovvio, così non lo è: si parte sempre 0-0 e, se gioca fino alla fine e il risultato nella maggior parte delle partite punto a punto si decide su episodi, episodi che possono andare a tuo favore, come non. Un canestro che balla sul ferro e non entra, non fallo non fischiato o chiamato contro la tua squadra. Il basket è un gioco di errori e alla fine vince chi ne commette di meno.
Siamo arrivate ad un passo per fare qualcosa di ancora più grande, ma il punteggio finale ha visto l'America vincere di 3 punti, ovvero un possesso, questo a significare quanto i dettagli siano fondamentali, soprattutto quando si alza il livello e la posta in gioco.



Il giorno dopo ci aspetta la Cina. La partita con la Cina, beh... da non ricordare: non siamo scese in campo, probabilmente avevamo speso tante, forse troppe energie mentali e fisiche il giorno prima, ma nonostante ciò ogni partita, soprattutto le sconfitte, ci deve insegnare qualcosa. Questa partita in termine di classifica ci avrebbe cambiato il percorso a partire dagli ottavi perché, invece di arrivare seconde del girone, siamo arrivate terze, ma sappiamo che per arrivare lì in alto bisogna giocare contro tutte e vincere tutte le partite.



Il nostro ottavo di finale è alla volta dell'Australia, squadra molto completa e efficace nelle cose che fa, ma sapete meglio di me che in una partita secca che vale il posto nelle prime otto squadre nel mondo tutto può succedere. 

L'inizio non è dei migliori, scivoliamo quasi subito sotto la doppia cifra di svantaggio. Nei primi minuti di partita si fa male il loro punto di riferimento, Ezi Megbegor, ragazza super con la quale ho avuto l'onore di essere premiata nel quintetto della manifestazione del mondiale u17 nel 2016, l'estate in cui arrivammo seconde e loro vinsero l'oro con Ezi premiata MVP. La squadra australiana si è compattata arrivando a toccare il +26. Cosa c'è passato per la testa in quel momento? Tante, tantissime emozioni contrastanti. Per il percorso che avevamo fatto non potevamo chiudere un mondiale in quel modo, ci siamo ricompattate, all'intervallo ci siamo guardate negli occhi e ci siamo dette che non era finita, la partita era lunga, ma solo Noi dovevamo crederci per mettere in campo tutto quello che avevamo per uscire dal campo a testa alta, anzi altissima.
Così è successo, abbiamo iniziato a recuperare fino alla tripla di Vittoria che ha fatto esplodere il palazzetto e la nostra panchina. Gli ultimi minuti e istanti della partita sono stati "tremendi", passatemi il termine. Il tempo non passava mai, dalla panchina incitavamo con tutta la voce che avevamo per dare il nostro supporto, non ci volevamo credere per tutto quello che stava succedendo, sembrava irreale.
Ma purtroppo questa volta non possiamo usare il termine "è bene quel che finisce bene" perché così non è stato. Abbiamo "sprecato" tanto per arrivare a quel punto, ma l'inerzia era tutta dalla nostra parte e se la partita fosse durata qualche minuto in più, sono sicura che l'avremmo portata a casa.
-2 con poco meno di 5 secondi sul cronometro. Fra Pasa entra in campo: con la sua velocità solo lei può fare un Coast-to-coast è prendersi un tiro ad alta percentuale. Prende la palla, noi dalla panchina viviamo quegli eterni 5 secondi in apnea. Fra accelera e arriva sotto canestro per un terzo tempo di sinistro, il suo tiro. La palla danza sul ferro e senza rendercene veramente conto, viene sputata dal ferro.
Non è possibile, questa foto penso che parli letteralmente da sola, ma questo è il bello e il brutto nel nostro sport, quei famosi episodi di cui parlavo prima. E' stato ancora più incredibile rivederlo sui social, continuavamo a rivederlo sperando che la conclusione di quel tiro andasse dentro l'anello, ma così ovviamente non è.
A mente fredda posso e possiamo domandarci: e se non fossimo scivolate a -26 sarebbe cambiato qualcosa? E se non si fosse disputato quella partita contro l'America? E se quell'ultimo canestro fosse entrato? ...con i se e con i ma purtroppo non si va da nessuna parte, rimane un po' di amaro in bocca per quello che è accaduto, ma anche tanta fiducia per quello che abbiamo fatto e soprattuto la strada che ancora dobbiamo percorrere per crescere sempre di più.

La cosa più bella di questo mondiale? Il calore e l'affetto del pubblico che c'è stato ed abbiamo sentito a Berlino.
 











L' inno alle nostre partite era qualcosa di eccezionale, a ripensarci mi vengono ancora i brividi. 

8mila se non di più persone pronte a supportarci, a cantare l'inno con noi e ad farci sentire la loro presenza: è stato senza ombra di dubbio il nostro sesto uomo in campo.
Abbiamo creato una grande Famiglia, dentro il campo, tutte le ragazze che fanno parte del gruppo, lo staff, chi è venuto fino a Berlino per sostenerci e chi è rimasto a casa incollato alla televisione in "apnea" con noi. Grazie a tutti di cuore, deve essere solo il punto di partenza.



Credo che questo Mondiale abbia trasmesso qualcosa che va oltre al risultato sportivo: la voglia di raggiungere qualcosa che fino a qualche tempo fa sembrava solo un sogno, la grinta e la cattiveria di non mollare mai, la forza di stare sempre pronti anche quando tutto sembra aver preso una piega sbagliata e infine la passione che questo sport ci regala e che trasmettiamo ogni volta che scendiamo sul rettangolo di gioco. Non facciamo morire questo entusiasmo, questo è stato solo l'inizio, abbiamo ancora tanta strada da fare, ma se si fa tutti insieme è ancora più bello.

 A presto!



























lunedì 21 ottobre 2024

L'inizio a Campobasso

È iniziata una nuova stagione, la nona ormai fuori di casa. Si dice che con il tempo ci si abitui, per certi versi lo posso confermare, per altri no come ad adempio, almeno per me, il momento bagagli. Ogni volta porto con me talmente tante cose che a malapena mi basta la mia macchina.😂 A differenza dell’anno scorso, che per andare in Spagna ho preso un volo e quindi di conseguenza non potevo abbondare con le valige, dovendomene portare con me solo due, quest’anno scendendo a Campobasso in macchina mi sono sbizzarrita. Oltre al necessario, indumenti e cose sportive, quello che non può mai mancare è il mio fedelissimo robottino soprannominato “Ambrogio” che mi aiuta a mantenere il pavimento pulito. Assieme all' insostituibile "amica" Alexa che mi tiene sempre compagnia con la sua musica e le varie ricette culinarie, infine c’è l' idroponica, macchinario che ancora non ha un nome ma che, visto che mi piace molto coltivare le verdure, mi tiene compagnia e mi allena giorno dopo giorno ad avere la pazienza di aspettare che le piantine crescano per poterle poi raccogliere a tempo debito. 

Ma tornando a noi, dopo all’incirca otto orette di viaggio arrivo a Campobasso, capoluogo del Molise. L’accoglienza è subito magnifica, mi dirigo direttamente nel mio nuovo appartamento: un complesso molto grande dove ci saranno anche tutte le mie compagne, alcune famiglie e dei professori universitari perché questo complesso era proprio l’alloggio degli studenti universitari. 
La zona è molto silenziosa, appartata e allo stesso tempo vicina a tutti i servizi, ma lo spostamento avviene rigorosamente in macchina. Dico questo perché la prima cosa che mi ha colpito di questa cittadina è che è collinare quindi le discese, ma soprattutto le salite non mancano, quindi se il navigatore vi mette 5 minuti a piedi, controllate quanti metri di dislivello ci sono.🤪
Un’altra particolarità che mi ha stupito fin da subito è stato il clima: molto caldo- beh Sara è agosto, è normale- sole che spacca le pietre la mattina e il pomeriggio… pioggia. La prima settimana è stata proprio tutta così, sole la mattina e dopo pranzo iniziavano tuoni e lampi con conseguente pioggia. In effetti sembra di stare in montagna: Campobasso si trova a 700 metri sul livello del mare, anzi, per essere precisi 701 e gli abitanti del posto mi hanno confermato che tutto questo è normale aggiungendo: “Sara, ti devi preparare al freddo dell’inverno”… vi farò sapere. 

La preparazione prosegue a gonfie vele, siamo quasi tutte al completo e questo fa ben sperare per la preparazione dell'inizio stagione. Vi direi una bugia se dicessi che la preparazione è stata bella, anche perché a mio avviso è la parte più "noiosa" della stagione, ma nel contempo quella più utile per mettere le basi del percorso; oltretutto quest'anno avendo il campionato e la coppa, la possibilità di allenarci regolarmente sarà poca. Iniziano i primi test amichevoli ed anche i primi incontri con le altre ragazze che non vedevo da tanto tempo, uno degli aspetti più belli del nostro mondo. Fin da subito riusciamo ad amalgamarci bene tra di noi, anche se naturalmente abbiamo ancora molto da lavorare. Nel complesso tutte le partite amichevoli vanno per il verso giusto, si iniziano a vedere i primi progressi del lavoro settimanale e ci danno anche molti spunti sui quali lavorare. 
In questa preseason abbiamo disputato anche due amichevoli a Venezia, un back to back per capirci. Sottolineo questo perché chi mi conosce, sa che Venezia ormai è la mia seconda casa: è stata un'emozione tornare al Taliercio e anche se la partita è stata disputata a porte chiuse, ho avuto l'occasione di salutare alcuni tifosi e i miei amici di lì. Credo mi sia servito per rompere un po' il ghiaccio: ritornare da avversaria dopo più di un anno è stata una sensazione particolare, ma sono sicura che quando tornerò per il campionato, l'emozione sarà la stessa.
Iniziano le prime partite ed anche le prime trasferte impegnative. Sappiamo già che la trasferta più vicina sarà Battipaglia mentre, soprattutto per le partite di Eurocup, sarà il viaggio nel viaggio, in quanto ci vogliono un paio d'ore per raggiungere l'aeroporto e poi naturalmente, inizia il viaggio. Non sarà facile, ma dobbiamo abituarci il prima possibile e ad esempio la trasferta che abbiamo avuto per andare a Venezia è stata un piccolo assaggio. 
Si avvicina il campionato, con Opening Day a Genova, città dello sport 2024. Giochiamo l'ultima partita di domenica, ma arriviamo lì venerdì per la cerimonia di apertura nel famoso acquario di Genova. Non vi ero mai stata dentro, molto interessante, anche se non abbiamo potuto visitarlo appieno, perchè una visita  completa dura circa due ore e mezzo.
Utilizziamo questo tempo di permanenza a Genova per ricaricare le batterie dal viaggio di circa 11 ore, perfezionare gli ultimi dettagli in vista del nostro esordio e andare a vedere le partite disputate il giorno prima rispetto alla nostra. Le giornate sono passate velocissime e adesso tocca a noi: prima partita contro Sassari, sappiamo che saranno tutte delle battaglie e dobbiamo essere brave ad indirizzare la partita fin dal primo minuto. Sassari dal canto suo ha disputato già delle partite ufficiali, quelle di qualificazione all'Eurocup, partite che sono andate molto bene e che hanno permesso alla squadra sarda di far parte ufficialmente alla competizione. Partita iniziata un po' "nervosa", ma tutto sotto controllo, sapevamo che l'emozione della prima partita poteva giocare brutti scherzi. Nonostante ciò siamo riuscite a mantenere la lucidità sulla partita e centrare la prima vittoria in campionato. 

"L'emozione è alla stelle, dopo un campionato all'estero torno in Italia con la voglia di riprende da dove avevo lasciato e fare sempre meglio. Non vedo l'ora di cominciare anche perché mi sono sentita molto bene durante la preparazione, Campobasso ha un gioco molto veloce e basa la propria forza sulla difesa quindi la mia sensazione è che il nostro stile sia molto vicino a quello spagnolo. Quello che mi dico sempre prima di ogni partita: "Sara, gioca con la testa sgombra, divertiti e fai divertire il pubblico che ci sarà". Anche se mentre scrivo sono un po' agitata, quella agitazione giusta, sono sicura che sparirà al fischio iniziale, siamo un bel gruppo e lavoreremo per mantenerlo. Buon divertimento e buon campionato a tutti"


Primo scoglio superato, si rientra a Campobasso per l'ultima intera settimana di lavoro prima di cominciare la coppa.

Coppa che arriva velocemente, terminata l'attesa è il "giorno storico",  il 9 ottobre, giorno in cui Campobasso esordirà per la prima volta nella sua storia in una competizione internazionale per Club, e coincide con la prima gara stagionale davanti al nostro pubblico. Le aspettative sono alte, ma nel contempo sappiamo che, per molte essendo la primissima esperienza, non abbiamo proprio niente da perdere. 
La tensione si taglia con il coltello, da qualche giorno prima della partita. Iniziano i preparativi sia sotto l'aspetto tecnico, sia per la curva dei tifosi con cartelloni, adesivi ad allestire la palestra all'evento. C'è molta attesa, anche dai nostri tifosi e noi faremo di tutto per non deluderli.

Sono emozionata. Non è sicuramente la prima volta che disputo una competizione del genere, ma è come se lo fosse. Sono consapevole di essere una delle poche in squadra ad aver disputato l'Eurocup e per questo cercherò di portare con me l'esperienza accumulata in questi anni portando il mio contributo per una giornata storica come questa: non vedo e non vediamo l'ora!

Palazzetto già bello pieno al riscaldamento, ricordo perfettamente l' adrenalina prima della partita: non facevo che saltellare a destra e a sinistra, aspettavo solo il fischio d'inizio per sprigionare le mie energie in campo. Partita molto ostica, non un esordio facile per noi, perché Pecs (squadra ungherese) è molto fisica, ma soprattutto mette molto le mani addosso. Siamo state molto brave a non subire troppo andando anche +15 di vantaggio, finendo la partita avanti 7 punti, non male ma la differenza punti ci servirà per passare il turno, abbiamo pagato un po' di inesperienza negli ultimi minuti dell'ultimo quarto, ma è pur sempre una vittoria, chi ben comincia....


Siamo solo all'inizio del nostro percorso, ci saranno altre battaglie e dopo la consueta partita di campionato, arriva subito la nostra seconda partita: destino vuole che sia in Spagna, a Girona.


Conosco bene il campionato, il loro ritmo e il calore che hanno in Spagna anche se, fortuna per noi, il palazzetto non era pieno come al sabato, ovvero le loro partite di campionato. Il pubblico si è fatto sentire, siamo entrate in campo concentrate e subito forte, non avevamo niente da perdere contro una squadra sicuramente più esperta di noi. Nel terzo quarto abbiamo anche toccato il +9, ma come era successo nella nostra prima partita di coppa, Girona ha accorciato il distacco vincendo con una scarto di 8 punti, mettendo a segno nel finale molte triple, parecchie di loro contestate.
L'adrenalina era molto alta e tornare in Spagna, anche se da avversaria, mi ha fatto molto piacere. Posso dire che, come avevo accennato prima, il nostro gioco è molto simile allo stile spagnolo, se continuiamo a lavorare su questa strada, possiamo toglierci delle belle soddisfazioni. Sono molto contenta di quello che stiamo facendo e aver accanto ragazze e staff disponibili e vogliosi di migliorarsi sempre aiuta, e non poco.

lunedì 26 agosto 2024

Camp Pink is better basket school


Un mesetto fa ci eravamo lasciati con il racconto del primo camp fatto in questa estate.. ed eccoci qua, al secondo camp, diverso rispetto al precedente. I partecipanti, o meglio, le partecipanti sono esclusivamente ragazze di cui la più piccola ha 11 anni, mentre quella più grande 17. Avete capito bene, è un camp "tutto rosa" e a differenza del primo che è considerato un day camp, questo invece impegna lo staff e le giocatrici tutto il giorno. Posso dire che sono oramai un habitué in quanto questo è il terzo anno che lo svolgo e colgo l'occasione per ringraziare in primis Laura Ortu per la fiducia e il rispetto che ha nei miei confronti, Milly, Marija per avermi fatto sentire ancora una volta parte di questa grande famiglia. 


Ma torniamo a noi, camp svolto quest'anno a Metaponto in un bel villaggio a 5 minuti dal mare, per lo stesso quantitativo di divertimento c'è una bella dose di lavoro: mi spingo a dire che questo può assomigliare ad un camp di "alta specializzazione" perché, oltre a responsabilizzare le ragazze nelle piccole cose dentro e fuori dal campo, l'obiettivo è proprio quello di insegnare, nella settimana di lavoro, il più possibile a queste ragazzine così che possono ampliare il loro bagaglio e usarlo poi durante la stagione.
L'aspetto che mi è rimasto più impresso è stata la loro semplicità, il sapersi divertire nelle piccole cose anche quando la stanchezza si faceva sentire. Ognuna di loro più ha lasciato qualcosa, chi era più timida e chi più estroversa, ma nonostante il poco tempo ho legato con ognuna di loro perché in fondo l'età non ha limiti. Inoltre non poteva mancare il torneo di burraco tra me, Susanna, Marija e Marina: avevamo formato, senza farlo apposta le coppie S-S, M-M. Mi sono divertita molto, questo delle carte è stato un ulteriore momento per stare con loro, fare amicizia e conoscerle di più perché alla fine del giorno prima di essere giocatrici siamo persone, ed è uno degli aspetti a mio avviso che non dobbiamo mai dimenticare.
Durante una partita, mentre la coppia M-M ci faceva il c***, parlando del più e del meno è saltato fuori il discorso della partita della nazionale svolta a Napoli e indovinate un po'?! C'erano proprio loro, a bordo campo che scattavano foto e video: senza saperlo ero sul loro cellulare per poi incontrarci e conoscerci solo qualche tempo dopo. Emozione allo stato puro, i loro occhi si sono illuminati ed hanno incominciato a luccicare. Chi mi conosce sa che non sono rimasta indifferente, anzi: abbiamo sospeso la partita di burraco per poi riprenderla in un secondo momento... magari alla coppia S-S va un po' meglio😂
Le giornate continuano senza sosta, il tempo vola, ma tra un allenamento e l'altro, insieme a Milly riusciamo a trovare il tempo per allenarci anche noi. Un po' di tabata e poi qualche esercizio individuale, il caldo non ci aiuta, ma non ci ferma nessuno: magari un giorno faremo qualche camp in combinata, prima le ragazzine e poi noi... a mio avviso sarebbe una figata😍


Doccia, un tuffo in mare, pranzo e poi riposo prima dell'allenamento pomeridiano nella qualche alcuni giorno era composto anche da una parte con la musica: le ragazze, facendo esercizi fisici e tecnici dovevano andare a ritmo di musica: sembra facile ma in realtà non lo è. Oltre a fare qualche consiglio in campo, perché no, svolgere qualche esercizio con loro, proprio anche per aiutare nella coordinazione musica-gesto tecnico.
Beh insomma, questo camp mi ha lasciato molto, alla compagnia super dello staff all'interno della casetta dove alloggiavamo, sia l'entusiasmo delle ragazze. Non poteva mancare, all'ultima serata le gare di tiro e le varie sfide: tanto lavoro e tanto divertimento allo stesso tempo, due fattori chiave per una riuscita ottimale del Camp.

...magari un giorno ne organizzerò uno anche io

La stagione invernale è alle porte, c'è chi ha già iniziato e chi inizierà a breve. Vi auguro a tutti un grosso in bocca a lupo. 
A presto














sabato 27 luglio 2024

L'Estate e i Camp


L’estate, il miglior momento per lavorare su se stessi.
Quante volte avete sentito questa frase? Probabilmente molte, ma per la mia esperienza, c’è molta verità dietro queste parole!
Questa estate, rispetto alle altre, ho avuto un po’ più di tempo per me stessa, staccare la testa e concentrarmi su di me. Ma detto ciò, la crescita individuale passa anche nell’accettare sfide con l’intento di migliorare il prossimo con la propria esperienza, in questo caso i ragazzini e le ragazzine che frequentano i camp, con così tanto entusiasmo e voglia di far sempre meglio, fin da piccoli/e. 
Ho avuto la possibilità nell’arco di questa estate di partecipare a due Camp, che sono per me diventati un’abitudine per il rapporto di stima nei confronti degli organizzatori e perché mi piace confrontarmi portando il mio, seppur piccolo, mattoncino. Il primo Camp, in ordine temporale è quello di Cento svolto a metà di giugno. Terza edizione alla quale partecipo: sono diventata un’ospite abituale, ma che nel corso delle varie edizioni ho provato a dare sempre di più il mio contributo, lavorando quotidianamente con i bambini che durante l’anno frequentano il minibasket. 


Mi accolgono come se fossi una di loro, tempo delle presentazioni e dei saluti e si inizia subito a lavorare.
Il lavoro per questa fascia di età si basa prevalentemente su giochi/fondamentali: a mio avviso i camp servono per dare al ragazzo/a le maggior informazioni possibili e far si che possano farle proprie e trasmetterle sul campo poi anche durante l'anno, tutto questo con una grande dose di divertimento e serenità. So benissimo che in una o due settimane non si può imparare tutto, ma l'obiettivo è quello appunto di centrare il lavoro sui fondamentali e cercare di costruire le basi per il loro futuro. 
La voglia non manca e nemmeno il divertimento, anche se una delle prime cose che mi salta agli occhi è la poca capacità dei ragazzini a stare "sul pezzo", si distraggono molto facilmente facendo arrabbiare molto spesso il coach, Andrea. ho parlato spesso con lui di questo aspetto e mi spiegava come non fosse facile gestire tanti "marmocchi", ognuno con le proprie distrazioni durante l'allenamento. Ci vuole decisamente tanta energia e, accostato al "maestro cattivo", in quell'occasione c'ero io, la "maestra buona". 
Aver pazienza penso sia una delle mie caratteristiche e credo che le buone maniere portino buoni risultati, anche se non sempre è così e soprattutto non sempre funziona. Mattinata dedicata ai fondamentali e pomeriggio dedicata sul gioco composto anche da piccole gare, partendo dagli 1vs1 fino ad arrivare al 5vs5. Mi affascina sempre il modo in cui i bambini sono trasparenti e competitivi, non danno niente per scontato e cercano in tutti i modi di vincere, anche quando una partita sembra andare in un solo verso: ogni tanto bisognerebbe ritornare un po' bambini. Non c'è voluto molto nel "legare" con loro, giocarci anche insieme in piccole sfide: il primo caldo non ha fermato nessuno. 


Questo camp, chiamato day-camp perché i ragazzi non rimangono a dormire fuori casa, è organizzato proprio dalla società di Cento e, nonostante la giornata con i ragazzi finisce alle 17.30, la giornata mia e del coach, diventato negli anni un carissimo amico, non finisce qui. Prepariamo lo zainetto, cambio di vestiti e via in palestra, questa volta in un'altra, al coperto, ma il caldo si fa sentire ugualmente. Ora tocca a me, scarpe, riscaldamento e si inizia un'ora e mezzo di individuali perché, come detto proprio all'inizio, la cura dei piccoli dettagli, soprattutto in estate è molto importante. 
E' stato molto bello ritornare ad allenarmi con Andrea come ai vecchi tempi. Andrea è stato il mio allenatore di giovanili alle Reyer e da qual momento, anche se abbiamo nel corso del tempo preso strade diverse, non abbiamo mai perso il contatto e abbiamo sempre espresso il desiderio di ritornare in campo per qualche allenamento di nuovo insieme. E così è stato, il tempo passava sempre troppo in fretta, come del resto tutta la settimana del camp. Tanto lavoro, divertimento e risate hanno reso il tutto molto piacevole e costruttivo, sia in veste di giocatrice che aiutante per i più piccoli. 


Il Camp si è concluso con la tradizionale estrazione dei biglietti della lotteria e per i più fortunati, come potete vedere in foto, ho portato dei piccoli regali con l’auspicio che un giorno possano indossare e portare in alto il nostro paese con la canotta Azzurra. Colgo l’occasione per ringraziare tutti i componenti dello staff di Cento, in primis Andrea per avermi dato ancora una volta la possibilità di partecipare a questo Camp. In bocca al lupo alla Benedetto Cento per la prossima stagione e a tutto lo staff per il loro proseguo. Grazie per avermi fatto sentire in famiglia, alla prossima! 


… rimanete connessi per saperne di più sul prossimo Camp, quello di Pink is Better Basket School, intanto buone vacanze😘